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Silvia Listorti

IL RESPIRO DELLA MATERIA

2021
vetro fuso a cera persa inciso e molato






L’epidermide è la trama vibrante e il supporto della sua narrazione.

La materia che si rigenera è alla base della sua ricerca, in un gesto che si evolve in relazione al flusso al quale appartiene. L’alternanza di ritmo le permette di avere con il vetro un fondo, e con la grafite una superficie, in un tempo della scultura e in un altro tempo che appartiene alla scrittura e al disegno.

Hai ancora la proprietà di te stesso? La libertà è diventata l’immagine della nostra abilità di dominio e della nostra soddisfazione. La rappresentazione di un’autodeterminazione ha preso e mantiene il posto dell’autodeterminazione reale. Se ne esiste una.
Ciò che è proprio, autentico, originale, essenziale, elementare, puro, non lo è mai, giacché è sempre da ricercare, identificare, epurare, e in una epurazione si elimina il non identico.
Non è una proprietà nel senso di possesso: la mia libertà non mi appartiene, sono piuttosto io che appartengo all’invenzione, un proprio sempre in là da venire, sempre da agire e percepire.

Allo stesso modo in cui ogni mare ha il suo oltre mare, e gli ultra suoni appartengono al registro sonoro così le nostre proprietà ordinarie, i nostri beni e i nostri diritti si rapportano all’oltre. Proprio di quello di colei o colui che è sempre al di là di noi. Ogni coscienza pura è definibile in modo individuale. È perfettamente delimitata, come una goccia d’acqua. Ma l’acqua della goccia, non è diversa da quella dell’oceano. È la stessa acqua. E ogni goccia, ogni singola coscienza, vuole tornare alla coscienza universale da cui proviene.

La materia va verso questa direzione, non si sa se ci arriverà; quel che conta è la tensione tra i due termini.







         





Silvia Listorti (Milano, 1987) vive e lavora a Milano. Si è diplomata nel 2009 in Arti Visive presso NABA Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.
Con la tesi Narrare la distanza ha interrogato il gesto e l’opera di alcuni artisti appartenenti alla Narrative Art. Il racconto della vita degli artisti, - nel rapporto che si alterna tra l’immagine e la parola - viene utilizzato a scopi curativi e psicoanalitici, in un gioco di ruolo tra chi osserva e chi è osservato, nel vedersi attraverso gli occhi altrui come se il distaccamento da sé potesse permettere un vedersi più autentico. Dal 2010 lavora con grandi teatri italiani ed europei realizzando diverse maschere. Ha frequentato dei seminari di Danza Butoh; un seminario calligrafico sul senso dello Shodo. Ha esposto i suoi lavori in diverse collettive e partecipato a festival internazionali. Nel 2018 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera, presso il dipartimento di Pittura per proseguire gli studi.









Creval promuove questo progetto di valorizzazione del capitale umano espresso dall’arte e dal pensiero profondo per una nuova sostenibilità ambientale e sociale.


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