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Laura Paja

LAJMETARET /
THE MESSENGERS

2021
installazione sonora






L’installazione è pensata con lo scopo di creare uno spazio che non sia fruibile dall’interno, ma solo attraverso
il rapporto di intimità con lo spettatore esterno.
L’idea per la sua realizzazione nasce dai racconti e dal ricordo del lamento funebre maschile Gjama e burrave,
“Il tuono degli uomini” (nell'Albania settentrionale), cantato esclusivamente da uomini per gli uomini. In antichità, quest’ultimi, si posizionavano sulle montagne e iniziavano
il loro lamento: un grido, che cade come un fulmine, echeggia, avverte le tribù utilizzando le cavità rocciose come casse sonore, ricostituendo all’uomo la dimensione del lutto.

L’uomo e la natura si coniugano in una relazione simbiotica servendosi l’un l’altra, entrando in una condizione altra dove questi elementi del mondo si trovano sullo stesso piano, senza gerarchie.
I gesti del corpo, quasi animaleschi, che si fanno al planctus irrelativo, portano chi li compie ad entrare in un’esperienza sciamanica/magica, e coloro che guardano non possono fare altro che rimanere inermi di fronte alla potenza disarmante dei gesti e delle sonorità.
L’opera è costituita da 8 altoparlanti a tromba posizionati
in cerchio, una messa in scena che imitala posizione degli uomini durante la lamentazione. Il lamento si riproduce
in maniera cadenzale ma non lascia allo spettatore la possibilità di abituarsi alla ripetizione.
Queste macchine entrano in gioco come estensione dell’uomo contemporaneo.
Una sorta di visione futura di questa pratica in via
di sparizione oppure come emblema di sopraffazione
dalle protesi offertasi dalla tecnologia in divenire;
una perdita di umanità corporea che tenta
di tornare all’ancestrale attraverso la voce e il rito.

La volontà di sperimentare da vicino questa esperienza
ha spinto la ricerca verso una forma di dissenso per questa tradizione secolare. Sostituendo al canto maschile una voce femminile diviene subito esplicito il desiderio di andare contro una tradizione che vede
gli uomini come unici eredi di questo antico lamento. 
Dualismo di una condizione sociale ancora oggi non scardinata.

Il canto non è soltanto un mezzo per comunicare questo dissenso ma diventa anche un medium, sia per l’artista che per il pubblico, per entrare in contatto con le proprie musicalità primordiali.
 





         



Laura Paja (b. 1995 Scutari) nata in Albania si trasferisce in Italia all’età di tredici anni. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Urbino e termina gli studi biennali in Arti Visive all’Accademia di Belle Arti di Brera con una laurea sul canto funebre. Il suo lavoro indaga le pratiche rituali del matrimonio combinato e il ruolo della donna nella società albanese. Interessata ai gesti degli uomini
e alle ritualità, ha usato il video, l’installazione e il suono per poter dare voce e corpo alle emozioni soppresse
o esasperate, portate alla finzione,per via di regole e codici di una società patriarcale.









Creval promuove questo progetto di valorizzazione del capitale umano espresso dall’arte e dal pensiero profondo per una nuova sostenibilità ambientale e sociale.


credits


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