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Daria
Lo Giudice


ODISSEA 80x10x210 cm Plastic, Iron, Acrylic paint 2020




L’oggetto scultoreo vuole dare spessore al problema incombente dell’accumulo del materiale plastico e alla difficoltà di comprendere che se non cominciamo ad avere un reale comportamento etico nei confronti dello stesso e ad evitare la sua continua nuova produzione, ne finiremo con l’esserne sommersi.

Per un anno, da novembre 2019 a novembre 2020, ho recuperato le bottiglie di plastica chiedendo ad amici, parenti e cittadini di tutt’Italia di non buttare le bottiglie che usavano quotidianamente e ho cominciato a tagliarle per poi bucarle e creare questa stratificazione. Stratificazione, sedimentazione e accumulo sono parole chiave per una riflessione profonda. L’elemento ha le dimensioni di una porta, ricordando Philip K. Dick in Valis, in cui lo scrittore immagina delle porte nere che davano accesso ad un’altra dimensione. Questa ‘porta’ dovrebbe dare accesso a una dimensione di coscienza e di conoscenza, dove noi tutti abbiamo ben chiaro quale sarà il destino dell’umanità se non agiamo in tempo nell’avere cura e rispetto del pianeta che ci ospita.

Oltre questo riferimento, la sua forma geometrica vuole rimandare al monolito nero di ‘2001: Odissea nello spazio’ di Stanley Kubrick, oggetto che conduce gli esseri viventi con cui viene a contatto ad una evoluzione del loro stato come forme di vita. Oggetto di innumerevoli interpretazioni: un simbolo, un totem, una lapide, un monumento, un riferimento, una tavola senza comandamenti, una pietra miliare senza distanze, una stele senza iscrizioni. La negazione della storia, alla quale peraltro la sua presenza sembrava dare l’avvio. Era tutto ed era nulla.

Un simbolo ancestrale e supremo. L’emblema dell’assoluto. Le sue infinite possibilità interpretative ci hanno permesso di catapultarci nella più grande di tutte le creazioni: la contemplazione dell’universo stesso.
Noi abbiamo un disperato bisogno di risposte.
Ma soprattutto abbiamo bisogno di porci le giuste domande: siamo consapevoli abbastanza?




         



Nata a Schio in provincia di Vicenza il 19 Dicembre 1988, ha frequentato il Politecnico di Milano seguendo il corso di Architettura e Produzione Edilizia nel 2008, si è poi Diplomata allo IED diventando Interior Designer.

Ha lavorato a Berlino realizzando progetti di Architettura di Interni in Germania e poi come freelance a Milano. Ad un certo punto, ha ricordato. E la sua vita ha cambiato rotta, per così dire, ricongiungendosi e dedicandosi al primo amore, quello per l’Arte. Laureata nel 2020 all’Accademia di Belle Arti di Brera nel biennio di Pittura, vuole investigare la sfera dell’invisibile e dei rapporti dicotomici, tramite il lavoro artistico, suscitare delle domande.

Unire le competenze progettuali a quelle concettuali, operando in visione di realizzare oggetti scultorei e luoghi di pensiero capaci di creare coinvolgimento/sconvolgimento emotivo volti all’introspezione dell’individuo e della collettività.






Creval promuove questo progetto di valorizzazione del capitale umano espresso dall’arte e dal pensiero profondo per una nuova sostenibilità ambientale e sociale.


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